PENSARE VERDE

Il giardino è una architettura vivente fatta di natura: chi lo realizza deve saper immaginare la generosa, multiforme vegetazione individuando le specie vegetali originarie dei luoghi che meglio si prestano al progetto, proseguendo con la scelta di un certo numero di specie esotiche naturalizzate. Scegliamo le più parsimoniose, quelle che richiedono poche, attente cure per vegetare con successo, calcolando la giusta quantità di acqua da distribuire. Poi si stabilirà il giusto equilibrio tra le diverse componenti, modellando il suolo e fertilizzando il terreno, si definirà la rete dei percorsi...


1. Gli orti solidali

2. L'orto in terrazza

3. Il ruolo dell’orto-giardino nella rete ecologica urbana: la Valle dell’Osa

Progettare orti per la città

L’orto deve essere inteso in una accezione più ampia di quella che attualmente gli viene comunemente assegnata, traendo riferimento dalla tradizionale modalità di conduzione delle aree verdi di pertinenza delle unità residenziali urbane il cui carattere tipico ancora configura l’immagine di molti centri della provincia italiana.

In questo paesaggio diffuso, in cui gli orti e i piccoli giardini si inseriscono profondamente tra abitazioni e strade, non esiste alcuna soluzione di continuità tra la coltivazione dei vegetali eduli con quelli di valore ornamentale.

Sulla scia della nostra più genuina tradizione cittadina, siamo convinti che proporre oggi di incrementare la realizzazione di ulteriori spazi verdi di tal genere, che costituiscono una tipologia di verde di qualità, possa consentire di rispondere positivamente alla crisi che si è determinata negli enti pubblici territoriali nella gestione del verde urbano. Alla sempre minore disponibilità di risorse destinata al settore è indispensabile sopperire sviluppando una progettazione del verde la cui qualità si possa mantenere nel tempo con la collaborazione attiva dei residenti-coltivatori.

Progettare e fare orti quindi può significare rispondere positivamente ai fattori che hanno determinato l’impasse gestionale in cui versano molti settori della pubblica amministrazione, riportando il dibattito verso la definizione concreta di soluzioni praticabili con l’apporto di risorse economiche ragionevolmente limitate, in grado di esplicare la loro efficacia soprattutto nella fase di gestione e manutenzione del verde, pubblico e/o privato che sia. Ricomporre il puzzle frammentato degli spazi verdi cittadini in una strategia che superi la dicotomia faziosa tra la natura pubblica o privata del bene ambientale.

La passione che la cittadinanza spesso manifesta nella coltivazione dei vegetali in città ci stimolano ad avanzare proposte tecniche e tipologie di sistemazione del verde in grado di coniugare sostenibilità ambientale ed ecologica, individuando tipologie elementari che richiedono frequenze d’intervento minori e mirate; interventi che sappiano avere nella giusta considerazione le difficoltà economiche senza però che questo possa pregiudicare la qualità del bene ambientale.

Intromoenia

 

Le tre proposte progettuali che sono qui di seguito illustrate indicano, a differenti livelli di scala, una possibile concreta linea di azione per soddisfare la crescente necessità di realizzare interventi sul territorio finalizzati ad incrementare la diffusione della pratica orticola, operando per una loro opportuna integrazione nel tessuto ambientale e sociale di riferimento.

Con il supporto delle forze professionali più avanzate e con l’ausilio dei settori della società civile più sensibili alle tematiche di inclusione sociale e di tutela ambientale è possibile rispondere alla necessità di salvaguardare le aree urbane prive da ennesime edificazioni costruendo, negli spazi consistenti che ancora persistono nel suburbio metropolitano, aree verdi attrezzate dalla spiccata vocazione ortiva.

I progetti si sviluppano quindi per agire incontrando le richieste e le aspettative sorte in seno alla società civile che gli enti territoriali di gestione del bene ambientale hanno difficoltà ad esaudire con efficacia.

Molti cittadini, in forma singola e/o associata, stanno infatti impegnandosi sempre più concretamente nella realizzazione di orti in città. Molto spesso questi volenterosi difettano delle necessarie ed elementari conoscenze in campo agronomico, botanico e tecnico: il sostegno e la consulenza a tali esperienze risulta decisivo.

E’ perciò indispensabile definire con maggiore chiarezza il ruolo che i tecnici e i progettisti possono rivestire all’interno dei processi di valorizzazione ambientale del tessuto urbano cittadino.

La capacità di collaborazione tra le figure professionali che operano in questo specifico campo presuppone una predisposizione all’ascolto delle problematiche poste dalla committenza e/o dall’utenza, la preparazione tecnica e la conoscenza botanica, la concretezza e la ricerca all’innovazione condotte senza perdere di vista le modalità colturali tradizionali.

Molte di queste iniziative sono state promosse e condotte con una collaborazione schietta e generosa tra soggetti sociali e professionali diversi: alcuni di questi, per la loro giovane età, rappresentano una valida per alternativa per il nostro futuro.

I progetti intendono in qualche maniera fissare degli obiettivi condivisibili, fare il punto della situazione nel campo della progettazione partecipata e della gestione del verde ornamentale indicando, con semplicità e competenza, delle possibili linee di lavoro per il futuro, nell’interesse comune di utenti e amministratori del bene ambientale.


1. Gli orti solidali

Nel primo caso il progetto, elaborato da Fabio Maialetti con il contributo di Claudio Aprilanti e del Prof. Monti, nasce su proposta della Onlus Fondazione Centro Astalli - Jesuit Refugee Service/Italia che ha sede in Via degli Astalli 14/a a Roma. L’Associazione lavora da anni proficuamente nell’opera di accoglienza e integrazione dei rifugiati giunti nel nostro Paese per ragioni diverse, ma legate alla impossibilità di risiedere, per motivi religiosi o politici o per la presenza di conflitti in atto, nei propri paesi di origine. Nell’ambito di questa strategia di accoglienza si è pensato di collocare alcune di queste persone in edifici rurali attualmente sottoutilizzati di proprietà di ordini religiosi che si sono resi disponibili a concederli in comodato d’uso, ottemperando con sollecitudine agli auspici autorevolmente espressi in tal senso dal Pontefice, Papa Francesco. Molte di queste residenze sono inserite in contesti ambientali a vocazione agricola che in passato rappresentavano la fonte primaria di approvvigionamento alimentare delle popolose comunità monastiche presenti nell’Agro romano.

Mappa della Riserva con la posizione del fondo agricolo di via del Casaletto

Mappa della Riserva Naturale della Valle dei Casali con la posizione del fondo agricolo di via del Casaletto

L’ Istituto San Giuseppe ha raccolto l’invito dell’associazione e si è reso così disponibile, nel rispetto delle proprie attività educative e spirituali, a porre disposizione una abitazione e il fondo agricolo di pertinenza. Il piccolo complesso rurale, sito in via del Casaletto a Roma, è inserito in un contesto ambientale di grande valore paesaggistico e agricolo dell’Agro romano.

La Riserva naturale della Valle dei Casali è infatti un’area naturale protetta del Comune di Roma estesa per 469 ha e compresa nei quartieri Gianicolense e Portuense, delimitata da via del Casaletto, via dei Silvestri, via di Bravetta e via Portuense. Istituita nel 1997 è gestita da RomaNatura, Ente Regionale per la Gestione del Sistema delle Aree Naturali Protette nel Comune di Roma.

Nel suo territorio insistono numerosi fondi agricoli destinati in passato alla coltivazione di ortaggi arricchiti da vigne e frutteti: molto pochi sono rimasti quelli ancora attivi.

L’Istituto San Giuseppe con il suo fondo agricolo

L’Istituto San Giuseppe con il suo fondo agricolo

Il progetto di valorizzazione del fondo agricolo si è posto inizialmente come obiettivo principale la messa in produzione ai fini della sussistenza di un certo numero di rifugiati da ospitare nell’edificio adibito ad abitazione pertinente al terreno.

Le difficoltà insite nella gestione autonoma da parte di un piccolo gruppo di persone provenienti da paesi e contesti culturali differenti, con usi alimentari diversi e conoscenze tecniche vaghe circa la conduzione di un fondo agricolo in maniera razionale e rispondente ai criteri tecnici di una agricoltura sostenibile, è apparsa ostacolo al momento insormontabile. Da qui è nata l’ipotesi di avvalersi del sostegno dei residenti che più volte hanno espresso agli amministratori locali la speranza di vedersi assegnati delle piccole estensioni di terreno libero su cui impiantare delle coltivazioni orticole.

Ipotesi progettuale di sistemazione del fondo agricolo

Ipotesi progettuale di sistemazione del fondo agricolo

L’orto solidale è apparso la soluzione di tale problema: non limitarsi all'assegnazione di un piccolo appezzamento ma concorrere, con una quota di partecipazione, a sostenere una attività sociale di coltivazione in cui i giovani rifugiati possono essere chiamati a svolgere una attività di supporto nella manutenzione e nella sorveglianza delle parcelle di coltivazione. Svolgere cioè compiti di supporto elementari ma fondamentali per la buona riuscita delle colture laddove gli affidatari siano impossibilitati momentaneamente a provvedere: annaffiare, concimare, sarchiare, concimare, seminare sono tutte attività di servizio che i rifugiati possono offrire previo un piccolo compenso e la possibilità di risiedere nell’abitazione rurale che insiste al limitare del fondo agricolo. Il progetto individua inoltre una figura tecnica di riferimento, preferibilmente un giovane perito agrario o agrotecnico, a cui affidare il coordinamento delle attività comuni e la consulenza agronomica per i coltivatori.

Particolare attenzione è stata prestata nella integrazione paesaggistica dell’ipotesi progettuale, individuando sistemi di percorrenza, divisione delle parcelle, aree filtro, sistemi di irrigazione poco dispendiosi, in grado di inserire il sistema degli orti nel contesto ambientale circostante in maniera dolce e rispettosa.


Gli orti solidali: leggi il progetto completo

2. L’orto in terrazza

Tangenziale Est di Roma

Tangenziale Est di Roma

L’espansione del fenomeno in città ha indotto numerosi studi di progettazione a individuare spazi, apparentemente inconciliabili con la pratica agricola, da destinare alla coltivazione. Recentemente lo studio Sartogo ha proposto, sulla falsariga di analoghi progetti realizzati a New York e Parigi su tratti dismessi di ferrovia urbana, la costituzione di un parco di orti da insediare sul tratto sopraelevato della Tangenziale Est di Roma, percorso recentemente sostituito da una tratta in galleria che ne assolve le funzioni di collegamento automobilistico. Il progetto denominato "Agricoltura urbana in tangenziale - Coltiviamo la città“ si propone di realizzare un parco lineare lungo 1.700 metri e largo 20, per un totale di 40 mila metri quadri composto da orti urbani, campi di calcetto, tennis e bocce, uno skate park, un vigneto, un meleto sulla rampa di ponte Lanciani, un 'giardino dei nonni e dei nipoti', un centro conferenze e didattica, un mercato rionale a km 0 dotato di una copertura realizzata in fotovoltaico e che consenta la vendita dei prodotti realizzati sul posto, il tutto circondato aiuole e giardini. Il sistema ambientale sarebbe inoltre totalmente autosufficiente dal punto di vista irriguo ed energetico puntando alla raccolta delle acque reflue, alle vasche di fitodepurazione e ai pannelli solari. La striscia verde sarà attraversata da una pista ciclabile con stazioni di bike sarin lungo il percorso. Pur non entrando nel merito della proposta architettonica ed agronomica rileviamo però che il suo contenuto utopico e i costi di realizzazione e gestione appaiono alla luce della situazione finanziaria del Comune di Roma Capitale degli elementi che non giocano certo a favore di una eventuale fattibilità. Tuttavia l’individuazione di spazi e strutture che convenzionalmente non appaiono dotate dei necessari elementi in grado di consentire l’impianto di orti è un campo di studio e sperimentazione promettente, che non va sottovalutato anche in termini culturali e di sostegno mediatico alla diffusione delle coltivazioni a km zero.

Panoramica generale dell’orto in terrazzo progettato dallo studio Extramoenia

Panoramica generale dell’orto in terrazzo progettato dallo studio Extramoenia

In questa prospettiva lo studio ExtraMoenia* di Roma ha elaborato un progetto di orto pensile, definito l’Ortogiardino,  pensato per il concorso HORTOCONTEST indetto nel 2012 dal Lanificio Factory** di Roma.

Il Lanificio Factory si è fatto promotore di un concorso indirizzato a stimolare la creatività di giovani impegnati nel campo del design, dell’agricoltura biologica e dell’architettura del paesaggio: tema del concorso è stata la possibilità di realizzare un “Orto Metropolitano” sulla terrazza della sede dell’associazione culturale, sita a Roma, in Via di Pietralata 159, in una struttura industriale posta a ridosso dell’Aniene riconvertita a scopi sociali e culturali.

Tra gli altri obiettivi del progetto ci sono quelli relativi al riutilizzo e alla valorizzazione dei materiali di riciclo, utilizzati impiegando tecniche innovative ecosostenibili. I prodotti dell’orto saranno destinati al consumo alimentare dell’associazione contribuendo in questo modo ad abbattere l’impatto che i trasporti delle merci dai mercati esterni producono quotidianamente sull’ambiente.

Rendering delle aiuole in cui coltivare gli ortaggi

Rendering delle aiuole in cui coltivare gli ortaggi

L’orto sarà successivamente aperto alle visite delle scolaresche e alla conduzione di laboratori didattica ambientale e orticoltura.

I punti di forza di questo progetto sono rappresentati dall’effetto di continuità ottenuto tra l’orizzonte del paesaggio circostante e i bordi piantumati della terrazza, all’utilizzo di materiali di riciclo, alla modularità del sistema colturale alla semplicità costruttiva e, infine, alla sua economicità di realizzazione.

La filosofia del gruppo di progettazione è illustrata nell’articolo, intitolato ‘Orti e Giardini’ pubblicato sul loro sito, in cui sintetizzano le caratteristiche di questo specifico campo di applicazione progettuale così:

“Con il prolungarsi degli effetti della crisi sul tenore di vita degli italiani, sempre più persone si stanno lentamente ri-orientando all’auto-produzione degli ortaggi, componendo su balconi e terrazze nuovi paesaggi agrari in scala ridotta. La domanda più ovvia, è se in ambito condominiale sia possibile abbracciare tale pratica senza incorrere in guai e sanzioni. I nostri giuristi infatti, coinvolti nel difficile compito di cogliere tutte le istanze che la nostra società in modo spontaneo pone per affrontare i tempi in cui vive, sono riusciti solo parzialmente a dare delle risposte con gli strumenti di cui dispongono. Con la nuova disciplina condominiale, in vigore a partire da giugno prossimo, temi importanti come quelli delle fonti rinnovabili saranno all’ordine del giorno nelle future assemblee di condominio, ma la realizzazione di un piccolo orto su parti comuni non è ancora contemplata dal nuovo codice. Ciò vuol dire che sui lastrici solari potranno allocarsi ovunque schiere di pannelli a solare termico e fotovoltaici, a scapito di favolose ed eduli masse verdi. Tuttora infatti, a meno che non si sia espressa favorevolmente la volontà assembleare con le dovute maggioranze, per questa innovazione rimane in essere la seguente disposizione dell’art. 1102 del Codice Civile, il quale recita:”Ciascun partecipante può servirsi della cosa comune, purché non ne alteri la destinazione e non impedisca agli altri partecipanti di farne parimenti uso secondo il loro diritto.

A tal fine può apportare a proprie spese le modificazioni necessarie per il migliore godimento della cosa. Il partecipante non può estendere il suo diritto sulla cosa comune in danno degli altri partecipanti, se non compie atti idonei a mutare il titolo del suo possesso “.

Nel frattempo, aspettiamo con trepidazione una sentenza della cassazione, che dia piena legittimità e dignità ai neo-contadini metropolitani.”

* Lo studio Extramoenia di Roma si occupa di pianificazione territoriale e progettazione di spazi esterni. Il fine è quello di perseguire, in fase progettuale, il rispetto e la delle peculiarità fisiche, culturali che ogni luogo conserva e stratifica all’interno di se stesso. Il gruppo propone come valori aggiunti alle capacità professionali l’onestà, la serietà e la volontà di crescere come progettisti, aprendosi alla concreta collaborazione con tutti coloro pongono la cultura del verde al centro del proprio lavoro. I giovani componenti dello studio sono: Ermelinda Cosenza, Paesaggista; Antal Nagy, Paesaggista e Aurelio Valentini Dott. Agrotecnico.

www.studioextramoenia.com

**Il Lanificio Factory è una struttura gestita da una associazione culturale e si propone come luogo destinato alla produzione, alla promozione e alla valorizzazione della creatività in genere, con particolare attenzione alla creatività giovanile. Nella promozione di uno sviluppo etico intende recepire tutte quelle scelte che concorrono ad uno sviluppo ecosostenibile e all’ abbattimento dell’impatto energetico.

www.lanificiofactory.it/hortocontest.pdf


Gli orti in terrazzo: leggi il progetto completo

3. Il ruolo dell’orto-giardino nella rete ecologica urbana: la Valle dell’Osa

Il terzo caso illustrato è uno studio condotto nel corso di un laboratorio di Progettazione del Paesaggio della Prima Facoltà di Architettura dell’ Università ‘La Sapienza’ di Roma: obiettivo del lavoro è stato quello di analizzare i caratteri specifici dell’ambito territoriale della Valle del Fosso dell’Osa, in particolare del tratto compreso tra l’abitato di Lunghezza, l’invaso ora asciutto di Castiglione e i quartieri di Castelverde e Villaggio Prenestino.

Uliveti e vigneti a Castelverde

Uliveti e vigneti a Castelverde

In una strategia di tutela del patrimonio ambientale si ipotizzava la possibilità di realizzare un sistema locale del verde integrato con la più vasta rete ecologica cittadina, in cui le diverse tipologie di verde, sia pubblico che privato, venivano collocate in una dimensione territoriale in grado di offrire ai residenti una ampia possibilità di fruizione e salvaguardare la elevata qualità ecologica potenziale del sistema.

L’ipotesi iniziale individuava l’orto –giardino quale uno degli elementi tipologicamente più diffusi ed emblematici della trama urbana del territorio, traccia di una storia sociale ed economica delle popolazioni residenti.

Sulla base dei dati raccolti si confermava, e si conferma, l’orto–giardino quale green frame indispensabile alla ricomposizione ambientale dello spazio urbano.

Il territorio oggetto della riflessione progettuale si presenta diviso tra espansione edilizia, lembi di vegetazione naturale di elevato valore biologico, verde residenziale e agricolo.

L’orto–giardino consentirebbe di ricucire i diversi spazi verdi, ora frammentati e destinati col tempo a soccombere alla spinta edificatoria, e permettere la creazione di una rete ecologica locale articolata e di qualità in connessione alla più generale rete ecologica cittadina. Processo innestato sulla volontà di rispettare la natura delle proprietà individuali, ponendole in grado di avviare un processo virtuoso di miglioramento della qualità ambientale generale del territorio.

Gli orti di Villaggio Prenestino e i seminativi nella Valle del Fosso dell’Osa

Gli orti di Villaggio Prenestino e i seminativi nella Valle del Fosso dell’Osa

Puntando a tutelare e valorizzare questa specifica tipologia di verde privato, candidata a rappresentare l’elemento di connessione fondamentale tra le aree agricole di fondo valle, le aree verdi pubbliche e i brani residuali di vegetazione spontanea ancora presenti in loco, il progetto indicava una direzione di lavoro che consentiva l’appoggio diretto dei residenti, sia in forma singola che associata.

Nel corso del decennio che ci separa da quanto testimoniava lo studio numerosi accadimenti hanno profondamente modificato l’immagine e la realtà sociale e urbana del territorio.

Questo settore dell’Agro romano è stato investito da un imponente intervento edificatorio, operazione che ha modificato irreversibilmente la struttura e l’immagine dell’intero territorio del quadrante orientale della Capitale.

Le pendici del versante orientale della Valle dell’Osa e l’abitato di Castelverde

Le pendici del versante orientale della Valle dell’Osa e l’abitato di Castelverde

La realizzazione della linea ferroviaria dell’alta velocità, la forte e inarrestabile espansione edilizia, che ha visto sorgere uno dei centri commerciali più grandi del nostro Paese, Roma Est, ed un nuovo quartiere, Ponte di Nona, hanno caratterizzato lo sviluppo dell’area, interessata da un forte incremento demografico.

La carenza di servizi si è manifestata quasi immediata: la necessità di dotare i nuovi e i preesistenti quartieri degli standard di verde minimi ha portato alla realizzazione di spazi pubblici desolatamente dequalificati e nei fatti ingestibili, situazione aggravata dalla incombente crisi finanziaria dell’Ente locale.

Lo studio condotto un decennio fa rimane ancora un possibile punto di riferimento per elaborare una strategia di tutela dell’ambiente adottando punti di vista formali e sociali di differente segno. Alfabetoverde, proponendo un’onesta e puntuale riflessione sulla composita realtà del mondo degli orti urbani, ritiene interessante illustrare lo studio, risalente al 2003/2004, e una panoramica su quanto è stato effettivamente realizzato nel corso degli ultimi anni.

L’orto-giardino nella rete ecologica urbana, la Valle dell’Osa: leggi lo studio completo

L’orto-giardino nella rete ecologica urbana, la Valle dell’Osa: guarda le tavole di progetto